Cena con Gramsci | recensione

Torniamo a parlare dei fumetti di BeccoGiallo. E di personaggi che hanno segnato la storia.

Questa volta il protagonista è Antonio Gramsci. O meglio: il principale tema di discussione è Antonio Gramsci. Il filosofo sardo è l’argomento della tesi di dottorato di Jacopo, studente di filosofia che ha affittato una camera in un vecchio palazzo di Torino (“Le pareti trasudano storia!”, assicura la vecchia proprietaria dell’abitazione).

Riadattamento del testo teatrale di Davide Daolmi, portato sulla scena nel 2007, Cena con Gramsci ha lo scopo di continuare idealmente la missione dell’opera da cui trae ispirazione, cioè quella di far conoscere al vasto pubblico chi fu Gramsci, o, meglio, di incuriosire il lettore sulla sua persona, sul lascito del pensatore sardo all’Italia contemporanea. Immersi tra le immagini oniriche che popolano le pagine, si viene catapultati in un mondo fantastico, fatto di memorie che appaiono come vecchie foto sbiadite e immagini fantastiche che si manifestano sotto le sembianze di visioni allucinatorie. Passato, presente, sogno e realtà si fondono in un insieme caotico di immagini e stili. Gianluca Costantini, autore delle tavole, ha fuso diverse tecniche di disegno: vediamo alternarsi pastelli, pennarelli, acquarelli – che danno vita alle foto in bianco e nero –, colorazione digitale e linee nette, cartoon, veloci schizzi a matita – disegni realizzati dalla mano dell’autore. Un fumetto come questo non è cosa facile da realizzare, soprattutto perché la sceneggiatrice, Elettra Stamboulis si è dovuta immergere nel magma dell’opera gramsciana, per poi fondere questi materiali, per così dire “ideali”, con gli elementi “materiali”, le foto d’epoca, usando come collante il testo di Daolmi.

Riferimenti alla cultura alta, a Pasolini (presente anche in una tavola che rivisita una sua foto), che alle ceneri di Gramsci dedicò un poemetto in terzine del 1954 – e Le ceneri di Gramsci è il titolo della raccolta pubblicata da Garzanti nel 1957:

Uno straccetto rosso, come quello
arrotolato al collo ai partigiani
e, presso l’urna, sul terreno cereo,

diversamente rossi, due gerani.
Lì tu stai, bandito e con dura eleganza
non cattolica, elencato tra estranei

morti: Le ceneri di Gramsci… Tra
speranza
e vecchia sfiducia, ti accosto, capitato
per caso…

La quotidianità di Jacopo viene mostrata attraverso la sua musica, che lo accompagna lungo le passeggiate che lo portano all’università: i Subsonica aprono la lista con Il cielo su Torino (“Per tutto il tempo che ci è sempre stato negato che per averlo abbiamo spesso rapinato”), seguiti dagli Acid Mothers Temple, la cui Psycho Buddha è scelta come suoneria per le chiamate della madre. E poi anche i Radiodervish  con La rosa di Turi, canzone dedicata a Gramsci (“La rosa è viva certamente. Dopo la neve fiorirà.”) e gli Unkle, Burn my shadow.

Spazio anche per Dante: “ogni uomo che sappia commuoversi su un verso di Dante non può che amare l’umanità e combattere per la sua felicità”. È attraverso la cultura che passa il cambiamento, dalla cultura e dall’educazione ha origine l’azione. Su questi concetti si concentra l’appassionata introduzione di Roberto Rampi, che, oltre ad essere il curatore del volume, si è fatto promotore dell’intero progetto Gramsci 2007 (http://www.gramsci2007.it/) insieme a(ll’ostinata) Marta Galli: si può rendere Gramsci più POP? Popolare, noto, gettarlo in mezzo alla gente e vedere che effetto fa? Insomma, perché non colorare Gramsci con i colori di Warhol e vedere che effetto fa sui più giovani? Perché questo protagonista del pensiero filosofico italiano deve restare confinato (ancora una volta!) nelle categorizzazioni politiche, senza valutazioni oggettive sul valore del suo insegnamento anche per il presente? Invitiamolo a cena, organizziamo una MESSA LAICA, un rituale, come fa Jacopo, lasciamo che lo studio ci porti all’azione, riponiamo sulla scrivania la nostra tesi di dottorato e cerchiamo di capire l’essenza profonda della cultura, che non può restare sterile immagazzinamento di informazioni e citazioni dotte, che lasciano il tempo che trovano. Pensiamo, anche solo per un attimo, di non volerla scrivere più la nostra tesi. Gramsci scriveva perché non poteva agire: noi che possiamo agire, perché scriviamo?

Chi sperava di leggere solo un fumetto resterà deluso.

Cena con Gramsci | BeccoGiallo
Sceneggiatura: Elettra Stamboulis
Disegni: Gianluca Costantini
128 pagine, brossura, colori

Andate a leggere anche questa bella interivista che Costantini ha rilasciato qualche tempo fa: http://www.comicsblog.it/post/7874/cena-con-gramsci-intervista-al-disegnatore-gianluca-costantini (trovate anche le immagini del fumetto).

Note editoriali: il fumetto ha inaugurato un esperimento di BeccoGiallo, che ha scelto di offrire un’intera collana, in anteprima e in formato digitale, ai lettori dell’Unità, al modico prezzo di 2.50 €. Ha aperto la serie proprio il fumetto di cui ci occupiamo oggi. L’iniziativa nasce dalla collaborazione di BeccoGiallo con il quotidiano di cui Gramsci fu promotore, con BookRepublic e con ReadmeLibri.

— Un giorno o l’altro vi parleremo anche di un bel festival che organizzano Elettra e Gianluca, Komikazen, festival internazionale del fumetto di realtà, che si tiene a Ravenna. Per quest’anno siamo arrivati in ritardo – la fiera si è conclusa il 14 ottobre – ma potreste andare a Faenza, al Komikazen De Faience dal 9 all’11 novembre o, se avete tempo, visitare la mostra Nuova Storia d’Italia a fumetti, aperta dal 13 ottobre all’11 novembre al MAR, Museo d’arte della città – Via di Roma, 13 Ravenna (l’ingresso è gratuito). http://www.mirada.it/





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